Bricks Builder WordPress: cos’è, come funziona e quando conviene davvero (guida completa 2026)

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Bricks Builder è un site builder visuale per WordPress che, in pochi anni, è diventato l'alternativa preferita a Elementor e Divi per sviluppatori e agenzie.

Contenuti

Se lavori con WordPress da un po’, avrai sentito parlare di Bricks Builder come dell’alternativa veloce e più snella di altri page builder. Qualcuno lo cerca come brick builder, al singolare, ma il prodotto è lo stesso. In pochi anni è diventato lo strumento preferito di molti sviluppatori e agenzie, e non per moda.

In questa guida vediamo cos’è e come funziona, cosa è cambiato con le versioni 2.x, quanto costa davvero, come iniziare con il metodo giusto e, cosa che molte recensioni evitano, quando non conviene sceglierlo.

Cos’è Bricks Builder

Bricks Builder è un site builder visuale per WordPress. Con lui puoi costruire l’intero sito trascinando elementi in un editor che mostra le modifiche in tempo reale: header, footer, pagine, articoli, archivi, pagine prodotto, popup e form.

Un tema, non un plugin: cosa cambia davvero

La differenza fondamentale rispetto a Elementor è architetturale. Bricks non è un plugin che si aggiunge sopra un tema esistente: è il tema. Sostituisce completamente quello che avevi e gestisce sia il design sia le funzionalità in un unico pacchetto.

Questa scelta ha tre conseguenze pratiche.

  • Performance. Quando usi Elementor, il builder carica il suo CSS, il suo JavaScript e i suoi elementi DOM sopra tutto quello che il tema produce già. Con Bricks questa duplicazione non esiste.
  • Installazione. Bricks non si installa dal menu Plugin, ma da Aspetto > Temi, come qualsiasi tema premium.

Una breve storia

Bricks 1.0 è uscito a marzo 2021. La versione 2.0, arrivata a luglio 2025, è stata la più grande di sempre: circa 300 modifiche solo nelle release di preparazione. In totale, dal lancio a quel momento, gli sviluppatori contavano circa 70 release e oltre 3.500 tra novità, miglioramenti e correzioni. Oggi siamo alla 2.4.1.

Tutto questo ci dice una cosa: il prodotto è giovane ma sviluppato in modo molto attivo. È un bene, perché le novità arrivano spesso. Ma significa anche che le guide invecchiano in fretta, e che ogni aggiornamento importante va testato prima su un sito di prova.

Perché i siti fatti con Bricks sono veloci

“Bricks è veloce” è la frase che sentirai più spesso. Vediamo da dove nasce.

Codice pulito

Il primo motivo è l’HTML che genera. Molti builder avvolgono ogni elemento in tre o quattro contenitori annidati, ognuno con le sue classi. Bricks produce markup semantico, molto più vicino a quello che scriverebbe a mano uno sviluppatore. FatLab riporta che, nei suoi test, una pagina semplice fatta con Elementor ha di solito 300-400 elementi DOM, mentre con Bricks lo stesso design richiede 75-100 elementi.

Prendi questi numeri come indicativi, non come verità assolute. Vengono da test di un’agenzia, non da uno studio indipendente, e dipendono molto da come costruisci la pagina. La tendenza però è confermata da chiunque abbia lavorato con entrambi gli strumenti.

Asset caricati solo dove servono

Il secondo motivo è meno visibile ma altrettanto importante. Bricks carica script e stili solo nelle pagine che li usano davvero. Se hai un modulo di contatto in una sola pagina, il JavaScript del form viene caricato solo lì, non in tutto il sito.

Meno plugin da installare

Il terzo motivo è indiretto. Mega menu, form, popup, template WooCommerce e query loop sono già inclusi, mentre con altri builder richiedono plugin separati. Ogni plugin in meno è un aggiornamento in meno, un conflitto in meno e una licenza in meno da gestire.

Le funzionalità principali

Una cosa che sorprende chi arriva da Elementor Free è che in Bricks non ci sono funzioni riservate ai piani più cari. Tutti i piani includono l’intero set: oltre 110 elementi, Query Loop Builder, Menu Builder, Popup Builder, WooCommerce Builder, Condizioni e Interazioni.

L’editor

L’interfaccia è divisa in quattro zone: la tela centrale, dove vedi la pagina in tempo reale; il pannello degli elementi e delle impostazioni; il pannello Struttura, che mostra la gerarchia di ciò che hai inserito; e la barra degli strumenti, con i breakpoint per passare da desktop a tablet e mobile.

La logica è quella di un front-end developer. Si parte da una Sezione, dentro si mette un Contenitore, dentro ancora dei Blocchi o dei Div, e infine gli elementi veri e propri: titoli, testi, immagini, pulsanti. Per chi conosce flexbox e CSS grid è naturale. Per chi viene dai builder “a colonne” richiede qualche giorno di adattamento.

Con la 2.0 sono arrivati diversi strumenti che velocizzano molto il lavoro quotidiano:

  • La Command Palette, che si apre con CMD/CTRL + K, permette di navigare nel builder, creare o duplicare contenuti e inserire elementi o intere strutture digitando.
  • Il Visual CSS Grid Builder consente di disegnare griglie CSS trascinando righe e colonne, anche con contenuti in loop.
  • La modifica multipla permette di selezionare più elementi insieme per stilizzarli, raggrupparli o spostarli in un colpo solo.
  • L’Element Manager permette di disattivare gli elementi che non usi, per avere un’interfaccia più pulita.

Con la 2.4, infine, l’interfaccia è diventata personalizzabile. Puoi spostare la barra degli strumenti su qualsiasi lato della tela e riposizionare i pannelli a sinistra, a destra o in basso. Puoi anche salvare queste configurazioni come profili e assegnarli a utenti o ruoli. Se il tuo cliente modifica solo i testi, puoi dargli un’interfaccia ridotta all’essenziale.

Query Loop e dati dinamici

Questa è la funzione che fa davvero la differenza su siti complessi. Il Query Loop permette di ripetere un layout per ogni elemento di una lista presa dal database: articoli, custom post type, prodotti WooCommerce, utenti o termini di tassonomia. Il tutto senza scrivere PHP.

Qualche esempio concreto di cosa puoi costruire:

  • la griglia degli ultimi articoli del blog, filtrata per categoria;
  • la pagina “Il nostro team”, con una card per ogni utente con un certo ruolo;
  • un catalogo di immobili o di corsi basato su un custom post type, con i campi personalizzati creati in ACF o Meta Box;
  • una mappa con un segnaposto per ogni sede. Dalla 2.0 l’elemento Mappa supporta direttamente i query loop, i cluster di segnaposto e marker personalizzati con dati dinamici.

Dalla 2.2 esiste anche il tipo di query Array. Permette di ciclare dati da array PHP o JSON personalizzati, senza passare dal database di WordPress, con supporto a paginazione e filtri.

A tutto questo si aggiungono i dati dinamici: qualsiasi elemento può essere collegato al titolo del post, alla data, all’autore, all’immagine in evidenza o a un campo personalizzato. È così che si costruiscono i template: un solo layout “Articolo singolo” che si riempie automaticamente con i contenuti di ogni post.

Condizioni e interazioni

Le condizioni decidono quando un elemento viene mostrato. Per esempio: mostra il pulsante “Area riservata” solo agli utenti loggati, o il banner promozionale solo sui prodotti di una certa categoria. Le stesse regole servono ad assegnare i template: questo header su tutto il sito, quest’altro solo sulle landing page.

Le interazioni gestiscono il comportamento: cosa succede al clic, al passaggio del mouse, all’ingresso di un elemento nella visuale durante lo scroll. Servono per aprire popup, attivare animazioni o cambiare classi. Dalla 2.0 ci sono anche interazioni legate agli eventi di WooCommerce, come l’aggiunta al carrello o l’applicazione di un coupon. Con la 2.4 puoi decidere quanta parte di un elemento deve essere visibile prima che un’interazione legata allo scroll si attivi.

Form nativi

Il modulo integrato è molto più potente di quanto sembri a prima vista. Dopo l’invio può eseguire diverse azioni:

  • inviare email personalizzate, anche di conferma all’utente, con i dati inseriti;
  • reindirizzare a un’altra pagina;
  • iscrivere il contatto a Mailchimp o SendGrid;
  • inviare i dati a URL esterni tramite webhook, per collegarli a un CRM, a Zapier, a Make o a Google Sheets;
  • salvare le compilazioni nel database di WordPress;
  • gestire login, registrazione e recupero password con pagine personalizzate;
  • permettere agli utenti di creare o modificare post dal front-end, senza accedere alla bacheca. È utile per directory, bacheche di annunci di lavoro e siti con contenuti generati dagli utenti.

Per lo spam puoi usare reCAPTCHA v3, hCaptcha o Cloudflare Turnstile. Con la 2.4 sono arrivate anche le azioni condizionali: per esempio, puoi inviare sempre l’email di richiesta ma iscrivere l’utente a Mailchimp solo se ha spuntato la casella del consenso. Per chi lavora con il GDPR, è una funzione tutt’altro che secondaria.

Per un sito vetrina o un piccolo sito aziendale, questo significa che puoi fare a meno di Contact Form 7, WPForms e simili.

Popup e menu

I popup si costruiscono come qualsiasi altro template, con lo stesso editor e con le condizioni che decidono dove e quando compaiono. Lo stesso vale per i menu: il Menu Builder permette di creare mega menu con qualsiasi contenuto dentro, e dalla 2.2 anche di impostare un breakpoint personalizzato per il passaggio al menu mobile.

WooCommerce Builder

Se hai un negozio online, puoi disegnare con Bricks tutte le pagine di WooCommerce: negozio, prodotto singolo, carrello, checkout e area account. La 2.0 ha aggiunto gli swatch nativi per le varianti di prodotto, cioè i selettori visuali a colore, immagine o etichetta al posto dei classici menu a tendina.

La 2.4 ha fatto un ulteriore salto. È arrivato un wizard di configurazione che mostra tutte le pagine WooCommerce e i relativi template, e crea in un colpo le strutture di carrello, checkout, account, negozio e prodotto. Sono stati introdotti anche nuovi elementi “v2”, per ora sperimentali. Permettono di progettare in un unico elemento i diversi stati di una pagina: carrello pieno e vuoto, checkout con supporto multi-step, login e dashboard dell’account.

Componenti

I componenti sono blocchi riutilizzabili: una card, un pulsante, una sezione “call to action”. Li crei una volta, li usi ovunque, e quando li modifichi l’aggiornamento si propaga in tutto il sito. Dalla 2.0 hanno sostituito i vecchi “elementi globali”, che restano visibili ma non sono più supportati. Per convertirli c’è uno strumento apposito nelle impostazioni generali.

Oggi i componenti sono molto evoluti. Possono essere annidati uno dentro l’altro, avere proprietà configurabili (toggle, menu di selezione, classi) e, dalla 2.2, anche slot e varianti di stile. Gli slot sono aree segnaposto in cui inserire contenuti diversi in ogni istanza. Le varianti permettono di avere, per esempio, un pulsante “primario” e uno “secondario” senza duplicare il componente.

Cosa è cambiato da Bricks 2.0 a oggi

Se hai letto guide scritte prima dell’estate 2025, tieni presente che molto è cambiato. Ecco le tappe principali.

Bricks 2.0 (luglio 2025)

È stato l’aggiornamento che ha trasformato Bricks da “builder veloce” a piattaforma professionale. Oltre alle funzioni già citate (Command Palette, Grid Builder, componenti annidati), ha introdotto due novità importanti.

La prima sono le Builder Capabilities: permessi personalizzati costruiti a partire da oltre 50 autorizzazioni granulari, che stabiliscono chi può accedere a quali tipi di contenuto, stili e componenti, e che si assegnano a utenti o ruoli. Per chi consegna siti ai clienti è una svolta: puoi lasciare al cliente la modifica dei testi senza dargli la possibilità di distruggere il layout.

La seconda è un cambiamento tecnico che può rompere qualcosa: i cascade layer CSS sono ora attivi di default, così gli stili del tema, quelli dell’utente e quelli dei componenti restano isolati tra loro. È una scelta corretta, ma sui siti esistenti può alterare l’aspetto di alcuni elementi. Non a caso gli stessi sviluppatori raccomandavano di testare l’aggiornamento in staging, convertire gli elementi globali e controllare lo stile del sito prima di aggiornare la produzione.

Bricks 2.2 (febbraio 2026)

Questa versione si è concentrata sui design system. La novità principale è lo Style Manager, un hub unico con schede dedicate a stili del tema, classi, variabili CSS, palette di colori, scale tipografiche, scale di spaziatura e un importatore di framework CSS.

Dentro lo Style Manager ci sono strumenti davvero utili:

  • Il Color Manager gestisce le palette con varianti per la modalità chiara e scura, genera automaticamente tonalità e armonie di colore e crea classi di utilità, tutto basato su variabili CSS.
  • Le scale tipografiche e di spaziatura generano variabili fluide che si adattano tra mobile e desktop, a partire da una dimensione minima e una massima.
  • L’importatore di framework CSS permette di incollare il CSS di un framework: Bricks ne estrae classi e variabili e le importa nei suoi gestori.

È arrivato anche un nuovo elemento per far passare i visitatori dalla modalità chiara a quella scura senza ricaricare la pagina. Inoltre, i componenti Bricks possono essere registrati come blocchi di Gutenberg, con icona, categoria e immagine di anteprima personalizzabili. È molto utile se i contenuti vengono scritti da persone che usano l’editor classico di WordPress.

La 2.2 ha anche ritirato i template della community, come accennato all’inizio, in attesa di un futuro marketplace.

Bricks 2.4 (settembre 2026)

La release più recente, uscita il 16 settembre 2026, porta l’intelligenza artificiale dentro il flusso di lavoro. Dal menu Bricks > AI si può collegare un client compatibile, come Codex, Claude o Copilot, per creare pagine, modificare contenuti e gestire il design system. Gli agenti AI possono anche convertire HTML e CSS in contenuti Bricks modificabili.

Le altre novità principali:

  • Il Builder Browser gestisce template, componenti e post type da un unico pannello.
  • Il Media Browser include un controllo di “salute” dei file: segnala immagini rotte, testi alternativi mancanti, file troppo pesanti o in formati superati. È utile anche per la SEO.
  • L’import/export globale permette di trasferire tra siti, in un unico file ZIP, stili del tema, classi, variabili, palette, breakpoint, componenti, template, font, icone e query. Le impostazioni sensibili, come chiavi API e permessi, vengono escluse o protette. Per un’agenzia che riusa lo stesso design system su più progetti, è un enorme risparmio di tempo.
  • I Remote Components consentono di importare componenti da un’altra installazione Bricks, comprese le classi e le variabili da cui dipendono.
  • Il CSS Sync, ancora sperimentale e da attivare manualmente, mantiene sincronizzati il CSS scritto a mano e i controlli visuali: modifichi uno e si aggiorna l’altro.

Un avvertimento sull’AI. Gli stessi sviluppatori consigliano di abilitare la funzione che permette agli agenti di eseguire codice PHP solo in ambienti di sviluppo o staging fidati. Tradotto: usala sul sito di prova, non sul sito live di un cliente.

Quanto costa Bricks Builder nel 2026

Bricks è solo a pagamento. Non esiste una versione gratuita, a differenza di Elementor. I piani ufficiali sono quattro:

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I prezzi sono in dollari e le tasse vengono aggiunte al checkout in base al Paese di residenza. Dall’Italia, quindi, pagherai più della cifra in tabella.

Un avvertimento: diversi siti di recensioni riportano prezzi sbagliati. Alcuni indicano il piano da 149 $ come valido per siti illimitati, altri parlano di un “Lifetime” a 149 $. Non è così. Controlla sempre sulla pagina ufficiale bricksbuilder.io/pricing.

I dettagli della licenza che conviene conoscere

  • Siti locali e di staging: non contano nel limite della licenza, quindi con lo Starter puoi avere sia il sito live che una copia di test.
  • Sottodomini e multisite: contano. Ogni installazione WordPress richiede una licenza attiva, e in un multisite ogni sottosito va attivato separatamente.
  • Siti dei clienti: puoi usare la tua licenza sui siti che realizzi per i clienti, ma non puoi rivendere la licenza.
  • Garanzia: hai 60 giorni per chiedere il rimborso.
  • Cambio di piano: puoi passare a un piano superiore o inferiore in qualsiasi momento, e la differenza viene calcolata in proporzione ai giorni rimanenti.

Cosa succede se disdici

La licenza resta attiva fino alla fine del periodo pagato. Dopo non ricevi più aggiornamenti né supporto, ma i tuoi siti continuano a funzionare e puoi ancora modificarli. Sembra un buon compromesso, ma leggi la sezione sulla sicurezza prima di considerarlo un’opzione davvero praticabile.

Quale piano scegliere

Starter se hai un solo sito, magari il tuo. Business se sei un freelance con pochi clienti fissi. Agency se realizzi molti siti ogni anno.

Il Lifetime a 599 $ si ripaga rispetto all’Agency in meno di tre anni. Resta però una scommessa: stai puntando sul fatto che Bricks continui a esistere ed evolversi a lungo. Ha senso per chi ci lavora ogni giorno ed è sicuro della scelta. È eccessivo per chi deve ancora capire se il builder fa per lui: in quel caso, meglio partire con un abbonamento e passare al Lifetime in un secondo momento.

Come provare Bricks gratis

Non esiste una versione di prova scaricabile, ma puoi usare l’ultima versione online creando un account gratuito su try.bricksbuilder.io. È un’installazione WordPress con Bricks già attivo, dove puoi fare tutte le prove che vuoi. Ci sono solo alcune limitazioni tecniche: per esempio non puoi eseguire codice PHP.

Il mio consiglio è di non limitarti a giocare con le demo. Usa il playground per rispondere a domande precise:

  1. Riesci a ricostruire l’header del tuo sito attuale in meno di un’ora?
  2. Riesci a creare un template “Articolo singolo” con titolo, immagine e contenuto dinamici?
  3. Riesci a costruire una griglia di articoli con un Query Loop?
  4. L’interfaccia ti sembra logica o ti fa venire voglia di chiudere tutto?

Se dopo una giornata di prove le risposte sono sì, sì, sì e “è logica”, Bricks fa per te. Se ti blocchi al punto 1, probabilmente ti serve prima un po’ di pratica con i concetti base di CSS.

Primi passi con Bricks: installazione e metodo di lavoro

Installazione e attivazione

Dopo l’acquisto scarichi il file zip del tema dal tuo account su my.bricksbuilder.io. Lo carichi da Aspetto > Temi > Aggiungi nuovo > Carica tema, lo installi e lo attivi. Poi vai nel nuovo menu Bricks della bacheca e inserisci la chiave di licenza.

Insieme al tema trovi anche un tema child. Conviene usarlo fin dall’inizio se pensi di aggiungere codice personalizzato, perché così le tue modifiche non vengono sovrascritte dagli aggiornamenti. Si installa dopo il tema principale, ed è il child a dover restare attivo.

Per chi gestisce molti siti, la 2.4 ha aggiunto la possibilità di definire la chiave di licenza tramite una costante PHP. È comoda per siti clonati o installati in automatico.

Le impostazioni da controllare subito

Prima di aprire l’editor, dedica dieci minuti alle impostazioni di Bricks:

  • Tipi di contenuto: scegli su quali tipi di post il builder deve essere attivo (pagine, articoli, prodotti, custom post type).
  • Accesso al builder: decidi chi può usare l’editor e con quali permessi. Farlo all’inizio evita sorprese quando dai l’accesso al cliente.
  • Breakpoint: se vuoi usare breakpoint personalizzati, impostali prima di iniziare a costruire. Cambiarli a lavoro avviato crea confusione.

Il metodo giusto: dal generale al particolare

L’errore più comune dei principianti non è tecnico, ma di metodo. Aprono l’editor e cominciano a disegnare la homepage elemento per elemento, con colori e dimensioni impostati a mano. Funziona, finché il cliente non chiede di cambiare il blu del brand su 40 pagine.

Con Bricks conviene lavorare al contrario:

  1. Imposta il design system nello Style Manager. Definisci le palette di colori (con la variante scura, se ti serve), la scala tipografica, la scala delle spaziature e gli stili base del tema: titoli, paragrafi, link, pulsanti. Se usi già un framework CSS, puoi importarlo.
  2. Crea le classi globali per gli elementi ricorrenti: card, pulsanti, sezioni con sfondo colorato.
  3. Costruisci i template strutturali: header e footer, assegnati a tutto il sito tramite le condizioni.
  4. Costruisci i template dinamici: articolo singolo, archivio del blog, risultati di ricerca, pagina 404 e, se hai un negozio, i template WooCommerce.
  5. Trasforma in componenti tutto ciò che si ripete: card, call to action, testimonianze.
  6. Solo alla fine costruisci le singole pagine, assemblando componenti e classi che hai già.

All’inizio sembra di perdere tempo, perché dopo due ore non hai ancora una pagina da mostrare. Ma è l’investimento che ripaghi di più: ogni modifica futura si fa in un punto solo e si propaga ovunque.

Bricks vs Elementor: quale scegliere

Il confronto è inevitabile, quindi facciamolo con onestà:

Dove vince Bricks. Performance e pulizia del codice, prima di tutto. Poi le funzioni avanzate incluse in tutti i piani, senza add-on a pagamento. Poi la gestione professionale di classi, variabili e componenti, che rende i siti più facili da mantenere nel tempo. E infine il prezzo del Lifetime. C’è anche un vantaggio didattico: siccome l’editor ragiona come uno sviluppatore front-end, usare Bricks ti insegna HTML e CSS quasi senza accorgertene.

Dove vince Elementor. Ecosistema e diffusione. Elementor è installato su oltre 18 milioni di siti e ha un’enorme quantità di tutorial, add-on e soluzioni già pronte. La community di Bricks è più piccola e più tecnica. Elementor ha anche una versione gratuita, mentre Bricks no, e offre molti più template pronti da assemblare.

La curva di apprendimento. Qui la differenza è netta. Bricks dà per scontato che tu conosca concetti come CSS Grid, flexbox e breakpoint responsive, e l’interfaccia non ti prende per mano. Gli sviluppatori sostengono che non serva essere programmatori, e in parte è vero: puoi costruire un sito senza scrivere una riga di codice. Ma senza le basi di CSS userai il 30% del potenziale e ti bloccherai spesso.

Per chi è Bricks Builder (e per chi no)

Bricks fa per te se:

  • sei uno sviluppatore o un web designer che costruisce il proprio sito o quello dei clienti, e ne curerai la manutenzione;
  • sei un’agenzia che segue i clienti in modo continuativo, magari con un contratto di assistenza;
  • lavori su progetti in cui velocità e Core Web Vitals contano davvero: e-commerce, siti editoriali, siti dove il posizionamento su Google è determinante;
  • gestisci siti con molti contenuti strutturati, come cataloghi, directory o portali;
  • hai un sito Elementor o Divi lento e stai pensando di rifarlo da capo.

Probabilmente non fa per te se:

  • sei alle primissime armi e vuoi solo mettere online un sito semplice senza imparare nulla di tecnico;
  • il sito verrà gestito da un’organizzazione senza uno sviluppatore interno o esterno di riferimento;
  • a modificare il sito saranno spesso persone non tecniche, come il team marketing o i redattori. Bricks dà abbastanza potere da rompere cose che non si capiscono. Le Builder Capabilities limitano molto questo rischio, ma vanno configurate con attenzione;
  • ti serve un’enorme libreria di template e add-on pronti all’uso.

Domande frequenti su Bricks Builder

Bricks Builder è gratuito?

No, esiste solo in versione a pagamento. Puoi però provarlo gratis sul playground ufficiale, e dopo l’acquisto hai 60 giorni per chiedere il rimborso.

Bricks Builder e brick builder sono la stessa cosa?

Sì. Il nome corretto è Bricks, al plurale, ma in molti lo cercano come brick builder. Il prodotto è lo stesso.

Bricks è un plugin o un tema?

È un tema WordPress con builder visuale integrato. Si installa da Aspetto > Temi.

Serve saper programmare per usare Bricks?

No, ma aiuta molto. Puoi costruire un sito completo senza scrivere codice. Conoscere le basi di HTML e CSS, però, ti permette di sfruttarlo davvero e di risolvere i problemi da solo.

Bricks funziona con Gutenberg?

Sì, le due cose convivono. Dalla 2.2 puoi anche registrare i componenti Bricks come blocchi dell’editor di WordPress, così chi scrive i contenuti li usa senza aprire il builder.

Bricks funziona con ACF e Meta Box?

Sì. I campi personalizzati creati con questi plugin possono essere usati come dati dinamici nei template e nei query loop.

Bricks è disponibile in italiano?

Sì, l’interfaccia è tradotta in italiano. Con la 2.4 le traduzioni incluse sono state aggiornate in tutte le 43 lingue supportate.

Conclusioni

Bricks Builder è oggi uno dei builder più solidi per WordPress, e con le versioni 2.x ha fatto un salto di qualità netto. Componenti veri, design system centralizzato, permessi granulari, un WooCommerce Builder sempre più completo e, ora, anche l’integrazione con l’intelligenza artificiale.

Non è però la scelta giusta per tutti. Premia chi ha una mentalità da sviluppatore, chi pianifica il sito prima di disegnarlo e chi ne cura la manutenzione nel tempo. Se ti riconosci in questo profilo, difficilmente tornerai indietro. Se invece cerchi il modo più rapido per mettere online qualcosa e dimenticartene, o se consegni siti a clienti che resteranno senza supporto tecnico, esistono strade più semplici e meno rischiose.

Il consiglio finale resta lo stesso: apri un account sul playground, ricostruisci una pagina vera del tuo sito e decidi dopo. Un pomeriggio di prove vale più di qualsiasi recensione, compresa questa.

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